domenica 3 ottobre 2010

Derby d'Italia: tanto spettacolo, nessun gol

Le polemiche. Gli scudetti richiesti a vicenda. I tafferugli fuori dallo stadio. Gli inviti alla calma. Due nuovi allenatori. Due uomini, Eto’o e Krasic, in forma stratosferica. Il miglior attacco (Juve) contro la miglior difesa (Inter). Una difesa ballerina (Juve) contro un Eto’o da tripletta. Nulla di tutto ciò smuove lo 0-0. Il derby d’Italia finisce con un pareggio: niente reti, equilibrio, ma anche occasioni. Buona gara, un punto a testa che mantiene l’Inter nel gruppone delle prime inseguitrici, e la Juve nel gruppone di una classifica corta. Inter-Juve non emette verdetti né condanne. È presto: nessuno si esalta, nessuno è bocciato.
Partenza sprint dell’Inter, poi primo tempo, in cui vince ai punti la Juve, con tre minuti, fra il 21’ e il 23’, che fanno tremare San Siro: Krasic mattatore (tiro, poi cross pericolosissimo) e Lucio che salva su Marchisio. L’Inter risponde con Eto’o, mentre Sneijder sale pian piano di giri, chiamando Storari alla risposta nella ripresa. A quel punto la gara è più aperta, Eto’o e Krasic continuano i loro show personali, Quagliarella e Maicon hanno palle buone, ma i portieri rispondono. Milito potrebbe sentenziare al 32’, servito da Cambiasso, ma grazia la Juve. Abbracci a fine gara.
Benitez voleva confermare la formazione che aveva spazzato via il Werder, ma Biabiany regge solo 30’: un problema alla coscia al francese rilancia l’acciaccato Milito. La vita da centravanti di Eto’o finisce lì: Samu contro la Juve non affonda facile come contro i tedeschi, nonostante una partenza sprint (subito saltato netto Chiellini al 2’). Poi spostato a sinistra confermerà la sua forma: al 42’ ne salta tre in slalom, serve una diagonale di De Ceglie per evitare il gol di Milito. Delneri proverà a limitarlo con Motta: non basterà, ma il camerunese non ritorna nel tabellino marcatori. Un successo, per qualunque difesa. Tanto più che l’Inter vive per lo più dei suoi lampi, e delle palle ripulite e riciclate da Sneijder. Stankovic e Cambiasso riescono a inserirsi raramente, Maicon cresce rispetto alle ultime uscite, ma non abbastanza. Coutinho, confermato titolare, non lascia segni indelebili, mentre Santon dà sicurezza alla fascia sinistra, prima terra di conquista bianconera.
Il 4-4-2 di Delneri è parecchio coperto a sinistra, dove Marchisio sta "guardingo" per evitare le sovrapposizioni di Maicon, e Quagliarella si sdoppia con tanta copertura (diventerà pericoloso in attacco solo nella ripresa). Se si deve sfondare, sarà a destra, dove il Krasic "in palla" di questo inizio di stagione prova a martirizzare Chivu. Da lì nasce la prima occasione della gara (22’): cross basso su cui salva Julio Cesar, con Quagliarella in leggero ritardo. Da lì nasce il "gol" juventino (32’), ma Iaquinta sul cross del serbo è in fuorigioco. La traballante difesa di Delneri vista fin qui pare sostenersi meglio nel big match: soffre solo Eto’o, mentre Grygera e De Ceglie sono puntuali nell’aiutare in mezzo e anche a anticipare le ali. A centrocampo l’inserimento di Aquilani procede (buona gara) e toglie a Melo compiti di impostazione: il brasiliano così è più disciplinato del solito, a livello regolamentare e tattico. Nei momenti buoni la Juve fa un pressing alto che la porta a recuperare palloni. Davanti, però, manca qualcosa: Iaquinta ne azzecca poche, Quagliarella non è killer, la mezz’ora di Del Piero non è decisiva (solo una punizione). Che 0-0 sia: la classifica è corta, la stagione è solo all’inizio.

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