Questo si sa è il calcio e la squadra di Allegri torna dalla Romagna con due nel sacco e un morale a terra soprattutto dopo le aspettative che ruotavano intorno alla squadra rossonera visti i colpi Ibrahimovic-Robinho. Lo svedese si accende solo a tratti, predica nel deserto e, come al solito, esagera con i preziosismi e irrita per le sue giocate di fino. Il brasiliano, invece, gioca l’ultima mezz’ora ma non lascia tracce palpabili della sua presenza.
Il tecnico rossonero deve fare a meno di Flamini, Nesta e Seedorf e lancia il tridente Ronaldinho-Pato-Ibra mentre Ficcadenti conferma l’undici che ha stoppato la Roma all’Olimpico con il tandem offensivo Giaccherini-Bogdani e Schelotto largo a destra. Proprio l’italo-argentino dimostra subito di essere in serata e comincia a far impazzire Antonini sulla sua fascia di competenza. Dopo i tentativi di Dinho e Thiago Silva, è proprio Schelotto a sfiorare la rete al 18’ dopo lo spunto di Giaccherini.
I rossoneri si affidano alle giocate individuali come quella di Pato al 25’ che insacca ma la rete viene annullata su segnalazione del guardalinee a causa di un fuorigioco inesistente. E sei minuti più tardi il Cesena apre le danze con un’azione davvero perfetta: cross al volo di Schelotto per l’incornata precisa di Bogdani che non lascia scampo ad Abbiati. Il Milan accusa il colpo e al 40’ l’attaccante albanese sfiora il raddoppio sfruttando l'autostrada lasciata da Thiago Silva che in extremis evita il 2-0.
I bianconeri però insistono e raddoppiano sfruttando il momento di apnea degli avversari: nel finale di tempo Papastathopoulos viene deriso da Bogdani che inventa un preciso passaggio di Giaccherini. Il piccolo attaccante resiste all'attacco dei difensori e in diagonale trafigge Abbiati, un po’ lento nel buttarsi sul pallone.
Nella ripresa il Milan perde Thiago Silva per un risentimento muscolare e al suo posto Allegri inserisce Abate con Bonera centrale. La squadra però non decolla e si affida ancora una volta alle stoccate dei singoli con Pato che realizza ma l’arbitro annulla per un dubbio fallo di mano del brasiliano. Entrano anche Robinho e Inzaghi, per Ronaldinho e Gattuso: il brasiliano fatica a carburare mentre Super Pippo entra subito in partita creando parecchi problemi ai padroni di casa che però sfiorano ancora la rete con Colucci, Parolo e Giaccherini.
Inzaghi all’86’ è bravo a stoppare una palla in area e a prendere il tempo a Nagatomo che lo trattiene: rigore netto e sul dischetto si presenta Ibra che centra in pieno il palo. Il legno spegne le ultime speranze di rimonta rossonera. A parte le amnesie difensive, che senza Nesta e Thiago Silva sono troppo frequenti, Allegri ha ancora molto da lavorare per sfruttare tutto il potenziale offensivo delle stelle rossonere.
Bisoli ha tutti a disposizione e così opta per il classico 4-3-1-2 nel quale Cossu si muove alle spalle di Matri e Acquafresca. Soltanto panchina per Lazzari, ma al suo posto gioca Naiggolan e non Pinardi. Formazione sostanzialmente obbligata per Ranieri che non ha a disposizione Mexes, Riise, Taddei, Vucinic e Adriano. Debutta la coppia Borriello-Totti in prima linea, mentre Nicolas Burdisso torna titolare in difesa. Lì dove fa il suo esordio l’ex parmigiano Paolo Castellini.
Il Cagliari parte forte e mettendo in campo una tenuta agonistica che la Roma non può fronteggiare crea subito alcuni crucci agli ospiti. All’8’ arriva già il vantaggio. Cossu serve Conti, che dopo uno stop perfetto trova la girata che sorprende Julio Sergio e gli vale il quarto gol in carriera all’amata Roma. Che non fosse serata, Ranieri lo inizia a sospettare al 12’, quando Castellini chiede il cambio per un problema muscolare alla coscia sinistra. Entra Rosi, Cassetti si sposta a sinistra e la Roma, grazie a una dormita del Cagliari, trova il pareggio su un corner sfruttato da De Rossi di testa (18’).
La svolta del match arriva nel modo che nessuno vorrebbe. Al 23’, quando Burdisso chiude con un intervento crudele e bieco su Conti, pronto a dare la stoccata in area. Rigore ed espulsione dell’argentino. Ma non solo. Il centrocampista rossoblù viene portato via in barella con il ginocchio insanguinato, mentre il padre Bruno, dall’altra panchina, assiste quasi in lacrime. Matri trasforma il penalty, Ranieri sprofonda nel caos e mette Guillermo Burdisso per Totti, lasciando un po’ tutti allibiti. Bisoli è costretto a inserire Lazzari, ma i suoi non si scompongono. Anzi, infilano la stoccata decisiva al 38’, quando Acquafresca svetta di testa su Burdisso junior e sorprende un colpevole Julio Sergio. Si va all’intervallo sul 3-1. E la Roma sembra già avere la testa altrove.
Nella ripresa la Roma proverebbe anche a reagire, peccato che subito arrivi la mazzata che chiude i giochi. Al 47’, infatti, Burdisso junior si addormenta ancora, questa volta su un calcio piazzato di Cossu, e permette a Matri di incornare il 4-1. Tutto il resto è un assalto disperato e generoso alla porta di un insuperabile Agazzi. Con anche la nota stonata dell’infortunio occorso a Menez, che al 64’ lascia il posto a Julio Baptista e si siede in panchina con una vistosa borsa del ghiaccio. Il Cagliari attende e prova a ripartire, ma sostanzialemente si accontenta. Salvo poi trovare il pokerissimo all’88’ con un contropiede vecchia maniera chiuso da Lazzari alla perfezione. Il Sant’Elia torna a festeggiare, anche per le prime voci sulle condizioni di capitan Conti, per il quale paiono escluse fratture e vi sarebbero “soltanto” una trentina di punti di sutura. I rossoblù tornano a vincere a 15 partite dall’ultimo successo in A. I giallorossi vanno ko a quasi un anno di distanza dall’ultima sconfitta esterna, quel 2-1 a Udine dopo il quale Ranieri riuscì a dare la svolta. Sarà così anche quest’anno?
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