martedì 3 agosto 2010

Baggio riabbraccia la Nazionale

ROMA
Questione di numeri dieci e non solo. L’Italia del dopo naufragio africano fa un passo indietro, un tuffo nella storia per ripartire: Rivera insegue Roby Baggio, il Divin Codino scende la scale della Figc nelle vesti di nuove responsabile del settore tecnico federale un’ora prima che sulle stesse scale si materializzi il campione rossonero per l’investitura a numero uno del settore giovanile e scolastico. Nomine (domani il via libera del Consiglio federale) e passione: Rivera e Baggio entrano o tornano in Figc, Cabrini farà lo stesso come primo osservatore di Cesare Prandelli, a uno fra Sacchi, Maldini e Antognoni verranno consegnate le chiavi di coordinatore tecnico delle nazionali, quella maggiore esclusa perché lo staff azzurro avrà come punto di riferimento il presidente del Club Italia, Demetrio Albertini, e, a sua volta, il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete.

Questione di numeri dieci, soprattutto. Baggio arriva nella Capitale da Firenze in treno, cappellino in testa, giacca color militare: la voglia è quella di dribblare la curiosità dei passanti, viaggiatori distratti, tifosi assenti. «Ci sarà tanto da fare, sono pronto», così il Codino dopo due ore di faccia a faccia nella stanza di Abete al quarto piano. Un impegno su base volontaria: niente stipendio, solo rimborsi spese. Sono passate sei stagioni dagli ultimi flash sulla gloriosa carriera di Baggio: il 28 aprile del 2004 chiuse l’avventura in azzurro a Genova, l’Italia del Trap sfidava la Spagna e per il Pallone d’Oro ‘93 ci fu spazio per la notte del tributo. Poi, San Siro, 16 maggio dello stesso anno, Milan-Brescia 4-2, Baggio viene accompagnato in panchina dall’abbraccio di Paolo Maldini. Oggi, il vicecampione del mondo a Pasadena ‘94 torna sotto i riflettori. «Sarà un’esperienza molto impegnativa, ma spero anche divertente...», sorride Baggio mentre sta per salire sulla carrozza numero tre del treno che lo riporterà a Firenze. Il cappellino è sempre sulla testa, in mano il biglietto: il Codino ha l’aria di chi sa cosa vuole. «Il mio sarà un ruolo operativo, non simbolico: parlerò con gli allenatori, seguirò il loro lavoro, ma non solo. Ho voglia di dare il mio contributo, la Figc lo sa altrimenti non mi avrebbero offerto questa opportunità. Come è nata l’idea di un mio coinvolgimento? Da una chiacchierate con Ulivieri...», così Baggio.

Il treno è partito. Il Codino che venerdì otterrà il patentino per allenatore di base («Ho seguito il corso di Coverciano perché nella vita c’è sempre da imparare...») avrà il compito di supervisore delle cinque aree operative del settore tecnico: il centro studi e ricerche, la sezione medica, la scuola allenatori, la sezione per lo sviluppo tecnico del calcio giovanile e scolastico, il laboratorio di metodologia applicata al pallone.

Questione di numeri dieci, dunque. Baggio è sul treno quando dalla cinquecento nera parcheggiata ad un passo dalla Figc scende Rivera. La proposta di Abete è convincente perché quello dei giovani è anche parte del suo mondo. Così, salvo tempeste non previste, domani arriverà la fumata bianca che porterà Rivera al timone del settore giovanile e scolastico. Numeri dieci che si sfiorano ma che, presto, si troveranno a giocare insieme e con la maglia azzurra addosso perché fra le competenze che spetteranno al Codino c’è anche quella di presiedere la sezione che ha il compito di promuovere lo sviluppo tecnico nel calcio giovanile. L’Italia del dopo naufragio si è messa in moto. Prima le nomine, poi il primo esame del campo per il ct Prandelli, martedì prossimo a Londra contro la Costa d’Avorio. Volti nuovi, simboli di oggi e di ieri, una squadra carica di storia. Baggio e Rivera, ma non solo: tutti dovranno parlare la stessa lingua.

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